Nei primi gironi di dicembre il CENSIS, Centro Studi Investimenti Sociali, un istituto di ricerca socio-economica che da oltre 50 anni presenta analisi sulla condizione italiana, ha diffuso il suo Rapporto sulla situazione sociale del Paese.
Come è facile intuire la pandemia è lo sfondo sul quale si collocano le osservazioni. L’ampio testo parte da alcune considerazioni generali che riempiono la prima parte, mentre nella seconda, intitolata «La società italiana al 2021», vengono affrontati i temi di maggiore interesse emersi nel corso dell’anno: l’irrazionalità che ha infiltrato il tessuto sociale, il rimbalzo dell’economia nella scarsità del capitale umano, gli effetti di svigorimento dello stato di sospensione continuata. Nella terza e quarta parte si presentano le analisi per settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza».
L’uscita dall’emergenza, che ha amplificato problematiche già presenti, e la ripresa, sono possibili solo con un forte progetto, con un ripensamento del nostro sistema e un razionale e sostenibile programma di sviluppo: questa è l’indicazione di fondo del Rapporto.
Governare e operare una transizione
Il Censis non utilizza il termine crisi, in quanto la fase più grave sembra superata, preferendo parlare di transizione, da declinare in vari aspetti: ecologica, digitale, giusta, verde, green, ambientale, energetica, sostenibile, equa, inclusiva, forzata, 4.0, tecnologica, burocratica, verso il cloud.
Tuttavia la consapevolezza della necessità di cambiare non è ancora diffusa: la maggioranza degli italiani (57,8%) ritiene che nel 2050 l’energia continuerà a dipendere prevalentemente dalle fonti fossili; la conoscenza dei contenuti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è stata dichiarata da meno del 20%, mentre quasi il 40% ne conosce al massimo la sigla.
Un segnale
Un elemento di novità è l’irrazionale infiltratosi in una parte del tessuto sociale: per il 5,9%, circa tre milioni di persone, il Covid non esiste e per il 10,9% i vaccini sono inutili, per il 31,4% sono farmaci sperimentali e chi si vaccina fa da cavia. Più in generale, il 5,8% è convinto che la Terra sia piatta, per il 10% lo sbarco sulla Luna non è mai avvenuto, per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici e per il 19,9% il 5G è uno strumento per il controllo delle persone. «Perché sta succedendo? È la spia di qualcosa di più profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga nel pensiero magico. Siamo nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Per l’81% degli italiani oggi è molto difficile per un giovane ottenere il riconoscimento delle risorse profuse nello studio». Le radici si collocano nelle disillusione nei confronti degli strumenti razionali con i quali è stato costruito il benessere e il progresso, oggi messi in discussione a causa di una realtà sempre più problematica e di aspettative soggettive insoddisfatte.


La situazione economica
La percezione degli italiani riguardo al futuro non è positiva: solo il 15,2% ritiene che le prospettive economiche siano positive, per la maggioranza (56,4%) non ci saranno variazioni, mentre per un rilevante 28,4% peggiorerà.
I dati confermano purtroppo queste impressioni, poiché negli ultimi dieci anni il patrimonio degli italiani si è ridotto del 5,3%, interrompendo un trend positivo che risaliva agli anni ’80. Le famiglie che vivono in povertà assoluta, sempre nello stesso lasso di tempo, sono aumentate del 104,8%, passando da 980.000 a oltre due milioni, soprattutto nel Nord (+131,4%).
Tra i fattori che confermano i timori vi è l’inflazione: il rialzo dei prezzi dei prodotti è tangibile e per le risorse energetiche (carburanti, energia elettrica, metano) gli aumenti sono stati notevoli.
Un lavoro precario
L’emergenza dovuta alla pandemia ha peggiorato anche le aspettative nei confronti dell’occupazione. Il 36,4% degli italiani ritiene che la crisi si sia tradotta in una maggiore precarietà (tra le donne la percentuale sale al 42,3%).
Bassi tassi di occupazione, alti tassi di disoccupazione, soprattutto dei giovani, e ampie sacche di inattività, soprattutto femminile, sono le caratteristiche percepite di un mercato del lavoro sempre più problematico. Per il 30,2% degli italiani al primo posto tra i fattori che frenano l’inserimento professionale ci sono le basse retribuzioni, anche nei confronti di chi dispone di competenze e capacità adeguate. Al secondo posto, per il 29,9%, c’è la persistenza di condizioni inadeguate per avviare un’attività in proprio, a partire dai troppi adempimenti burocratici, fino al carico fiscale che grava sull’attività d’impresa.
In relazione al futuro, però, l’esperienza del lavoro da casa e la possibilità di conciliare le esigenze personali con quelle professionali sono fattori positivi, come pure il ruolo che giocheranno le risorse europee e il PNRR per garantire lavoro e sicurezza economica: lo pensa il 27,8% della popolazione.
Il capitale umano
Il nostro paese affronta le sfide della ripresa con una grave debolezza: la scarsità delle risorse umane. In primo luogo il calo demografico: negli ultimi cinque anni la diminuzione delle nascite è stata del 16,8%; nel 2020 il numero di nati ogni 1.000 abitanti è sceso per la prima volta sotto la soglia dei 7 (6,8), il valore più basso di tutti i Paesi dell’Unione europea (media Ue: 9,1).
Un secondo fattore importante è un sistema scolastico e formativo poco adeguato. Per il Censis la didattica a distanza che ha caratterizzato la pandemia ha accentuato difficoltà già presenti nella scuola, in particolare per chi ha una situazione sociale economica e culturale svantaggiata, come un costante calo delle competenze. Esiste inoltre un malessere derivato dal distanziamento. Complessivamente si manifesta nei giovani una condizione di incertezza, in un momento storico che ha tolto sicurezza per il futuro, frenato la possibilità di progettare il domani, acuito la confusione provocata dalle tante sollecitazioni e informazioni che ricevono dalla realtà.